mercoledì 6 febbraio 2013

La bizzarra sessualità nella cultura greco-romana.





Che gli antichi romani avessero una vera predilezione per il sesso in tutte le sue forme, è cosa risaputa. 
Basta fare un giro nei lupanari degli scavi di Pompei per rendersi conto delle variegatissime prestazioni sessuali proposte ai clienti con tanto di illustrazione grafica.
Ma un nuovo libro uscito pochi giorni fa, rivela che la dimensione sessuale nel mondo greco-romano era molto più strana, selvaggia e bizzarra di quanto potevamo immaginare. L'autrice del libro, Vicki Leon, che si autodefinisce una “detective storica”, racconta di essere rimasta letteralmente scioccata quando ha cominciato a capire il modo veniva celebrato l'amore e la lussurio più di duemila anni fa.
Nel libro “The Joy of Sexus: Lust, Love, & Longing in the Ancient World” si parla di falli artificiali modellati con il pane, sodomizzazioni pubbliche punitive e unguenti a base di escrementi di topo per placare le erezioni degli uomini più focosi. Insomma, questi romani erano dei veri sozzumi!

Come scrive la scrittrice in un contributo pubblicato sulla' Huffington Post, nella cultura greo-romana la demarcazione dell'identità sessuale tra etero, gay e bisessuali non era così rigida come nella nostra cultura. Gli uomini e le donne di 2 mila anni fa erano disponibili ad un ventaglio molto ampio di piaceri sessuali, senza sensi di colpa. 
Una volta cominciata la sua ricerca, la Leon ha scoperto una miriade di pratiche che hanno ossessionato gli uomini e le donne nel I secolo d.C.,
“C'era un vero e proprio culto dei glutei, l'uso di afrodisiaci e antiafrodisiaci, numerose illustrazioni pornografiche e l'uso di falli artificiali biodegradabili”, racconta la scrittrice. Per avere una panoramica quanto più ampia possibile, la signora Leon ha percorso più di 6 mila miglia per raggiungere l'Italia dalla California, dove ha incontrato diversi archeologi e storici, studiato artefatti e visitato diversi siti archeologici. “Soprattutto nella cultura greco-romana, è proprio vero che una foto vale più di mille parole”, scrive nel suo libro.
“Lo studio delle raffigurazioni erotiche e romantiche, dei recipienti per bere, le tazze, gli specchi e altri reperti, si è rivelato fondamentale”, continua la scrittrice. 
Nel libro, decine di capitoli sono dedicati agli atteggiamenti e alle pratiche sessuali del tempo. 




A proposito dei falli di pane, fa notare nell'articolo sull'Huffington Post che, probabilmente, l'idea è venuta a qualche ragazza che a cominciato a giocare con la pasta di pane. 
“Si tratta del primo prodotto 'verde' creato dall'industria del sesso!”, scherza l'autrice. 
“Da qual momento, le vedove solitarie, le mamme insoddisfatte e le zitelle di Lesbo avevano un amico fai da te, discreto e disponibile”.

Un rituale molto bizzarro era praticato in casi di adulterio: “Al marito tradito veniva riconosciuto il diritto di sodomizzare l'adultero, anche pubblicamente se lo desiderasse”, spiega Leon. “Alcune volte, la penetrazione poteva avvenire anche in forma simbolica. 
La parte lesa, per infliggere la sua vendetta, poteva anche utilizzare un ortaggio”. 
Questa forma di giustizia era praticata sia a Roma che ad Atene. Se ne fa menzione anche nelle commedie di Aristofane e di altri autori.
Per quanto riguarda gli afrodisiaci, secondo la Leon, pare che in antichità venisse utilizzato un prodotto a base di escrementi di topi che avesse la capacità di inibire l'erezione maschile, una funzione inversa a quella del Viagra. 
L'unguento veniva utilizzato dai maschi troppo focosi, bisognosi di un qualche “calmante”. 
All'inverso, pare che il rimedio più consigliato per le migliori prestazioni sessuali fosse un grande consumo di lattuga, anticipando l'opinione di molti sessuologi contemporanei.
La signora Leon, sin dall'infanzia è stata catturata dall'interesse per il mondo antico: “In particolare, all'Università. Un professore mi permise di effettuare degli studi indipendenti sulla vita reale delle donne dell'antica Grecia di Roma”. 
La scrittrice, che ha trascorso quasi quarant'anni della sua vita facendo ricerche storiche, dice che se avesse potuto vivere nell'antichità, avrebbe voluto essere Servilia Cepione, la brillante amante “glamour” di Giulio Cesare.