giovedì 10 gennaio 2013

Istanti: Eddie Adams, esecuzione a Saigon, 1969.


Altheo "istanti":
Le foto vincitrici del Premio Pulitzer.
Esecuzione a Saigon, Eddie Adams. 1969.




La notte del Tet, il capodanno lunare vietnamita, del 1968, un imponente offensiva dei Vietcong si abbatte con forza sorprendente su tutto il Vietnam, elevando il livello dello scontro.
Gli attaccanti entrano in città, perfino nel cortile dell'ambasciata americana di Saigon, dove i vietcong aprirono una breccia nel muro dell'edificio prima di venire uccisi dai marines di guardia e dalla polizia militare.
Negli Stati Uniti, le cui strade erano sempre più teatro di manifestazioni contro la guerra, ci si chiedeva se il sanguinoso e costoso conflitto sarebbe mai terminato, Eddie Adams, al suo terzo incarico in Vietnam per l'Associated Press, si faceva la stessa domanda nel secondo giorno dell'offensiva, il 1 febbraio.
Era stato inviato come fotografo dei marines durante la guerra di Corea, e si era costruito una reputazione di eccellente fotoreporter dell'Associated Press all'inizio degli anni sessanta.
Ma quel giorno si trovava con il fotografo della NBC, Vo Su.
I due, vicini d'ufficio che spesso condividevano mezzi di trasporto e soffiate, avevano deciso di indagare sulle voci di scontri a Cholon, la zona cinese di Saigon.
Una volta a Cholon si guardarono attorno, ma sembrava che i combattimenti fossero minimi.
Una pagoda occupata dai vietcong era stata conquistata dai soldati vietnamiti e le macerie della battaglia si accumulavano per strada, ma nulla di più.
Stavano per andarsene, quando udirono degli spari provenire da un paio di isolati di distanza.
Adams venne a sapere in seguito che si trattava di scontri a fuoco tra i soldati dell'esercito vietnamita e vietcong infiltrati. I due si diressero verso l'azione.
Adams vide alcuni soldati vietnamiti strattonare fuori da una porta all'estremità della via un prigioniero che aveva le mani legate dietro la schiena e indossava una camicia a quadri.
Era accusato di essere una spia dei vietcong.




Scortarono l'uomo verso il punto in cui si trovarono Adams e Vo Su.
Adams ricordava che sembrava una tipica situazione newyorkese, con i poliziotti che conducono un sospetto criminale davanti alla stampa, e lui si comportò come se lo fosse.
"Ho seguito i tre uomini mentre camminavano verso di noi, scattando qualche fotografia. Quando furono vicini, forse a un metro e mezzo, i soldati si fermarono e indietreggiarono. Vidi un uomo entrare nel mirino della mia fotocamera da sinistra. Estrasse una pistola dalla fondina e la sollevò".
Anche a distanza di molti anni dall'accaduto, Adams faceva una pausa quando raccontava la storia.
Con un'alzata di spalla scuoteva la testa e i suoi occhi si aprivano un po' di più.
"Non pensavo che avrebbe sparato. Spesso durante gli interrogatori, la pistola veniva puntata alla testa dei prigionieri. Così mi preparai a scattare una di quelle fotografie...la minaccia, l'interrogatorio. Ma non andò così.
L'uomo tirò semplicemente fuori la pistola, la puntò alla testa del vietcong e gli sparò alla tempia.
Scattai la fotografia in quell'istante".
Il prigioniero cadde a terra, con il sangue che gli sgorgava dalla testa.
Eddie scattò un paio di fotografie all'uomo mentre cadeva ma non potè resistere oltre e cominciò ad andarsene.
L'uomo che aveva sparato, in seguito identificato nel tenete colonnello Nguyen Loan, capo della polizia del Vietnam del sud, si avvicinò ad Adams e disse: "hanno ucciso molti del nostro popolo. E anche del vostro".
Adams concludeva: "E' tutto ciò che disse, poi se ne andò".