domenica 28 ottobre 2012

Scienza-natura: Il delfino beluga che imitava l'uomo.




Gli uccelli non sono i soli animali che imitano la voce umana: anche alcuni mammiferi marini ci riescono. Ascoltare per credere.
Ha vissuto per trent'anni al National Marine Mammal Foundation di San Diego, in California, e si chiamava NOC - ma per i ricercatori è il "cetaceo parlante".
Gli studiosi si sono accorti di questa straordinaria capacità nel lontano 1984, quando udirono delle voci provenire dai pressi della vasca di NOC, anche se attorno non c'era nessuno.
"Si udiva una specie di conversazione, anche se non si riusciva a distinguere si che cosa si stesse parlando", dice Sam Ridgway dello U.S. Navy Marine Mammal Program di San Diego, che ha condotto uno studio sulle vocalizzazioni del cetaceo.
Alla fine, la fonte del chiacchiericcio venne definitivamente confermata quando un sub che si trovava nella vasca del beluga udì distintamente qualcuno ordinargli di uscire da li: era NOC, che ripeteva un suono simile alla parola inglese out - fuori.




"Non avevo mai sentito niente del genere, per me era un'assoluta novità", dice Ridgway.
Il beluga abbassa la voce per sembrare più umano
Negli anni Ottanta, Ridgway ha registrato le vocalizzazioni di NOC, scoprendo che il ritmo e la frequenza si avvicinavano a quelle della voce umana.
"Quei suoni che imitavano il parlato erano alcune ottave più basse rispetto a quelli emessi di solito dai cetacei", racconta Ridgway, il cui studio è stato pubblicato solo ora sulla rivista Current Biology.
Verso la fine degli anni Ottanta, dopo quattro anni, NOC smise le sue "imitazioni": probabilmente, secondo Ridgway, perché aveva raggiunto la maturità sessuale (NOC è poi morto nel 2007).
Anche secondo il biologo marino Peter Tyack della University of St. Andrews in Scozia, che non ha partecipato allo studio, NOC adottava le intonazioni della parlata umana. L'importanza di questa ricerca, afferma Tyack, è che dimostra come un animale possa, semplicemente ascoltando, produrre suoni del tutto estranei al suo repertorio".
Tyack ritiene però che le imitazioni di NOC fossero meno fedeli all'originale di quelle di Hoover, una foca allevata da una famiglia umana del Maine negli anni Settanta, la quale, all'età di cinque anni, iniziò a imitare le parole umane.
"Hoover aveva persino l'accento del Maine", ricorda Tyack, che ebbe modo di conoscerla.
Perché ci imitano?




Non sappiamo ancora perché un mammifero marino decida di imitare l'uomo, benché la capacità di riprodurre la voce umana sia una conseguenza della più ampia tendenza a imitarsi fra di loro, ipotizza Tyack. I delfini ad esempio imitano il richiamo identificativo l'uno dell'altro, mentre le megattere imparano i canti delle loro simili.
È assai improbabile, aggiunge lo studioso, che NOC o Hoover capissero il senso dei suoni che emettevano.
"L'unico caso in cui è dimostrato che l'animale capiva il senso delle parole che imitava è quello di Alex, un pappagallo cenerino", racconta Tyack.
Addestrando NOC a tollerare un piccolo apparecchio situato nel suo canale nasale, Ridgway e il suo team hanno scoperto che il beluga produceva quegli strani suoni riempiendo le sacche aeree a una pressione di gran lunga maggiore rispetto a quella usata per le normali vocalizzazioni.
Ecco perché la testa di NOC si gonfiava visibilmente quando "parlava". "Per un cetaceo sembra che la voce umana sia molto difficile da imitare", dice Ridgway.